Pare che la melanzana, abbia avuto origine in India, anche se per alcuni in Cina. Furono gli Arabi a scoprirla e diffonderla in Medio Oriente nonché a portarla nella penisola iberica nel VII secolo, ma solo dal XV secolo raggiunse tutto l’Occidente.

Gli arabi la chiamavano “badinjian“, nome a cui nel Medioevo venne aggiunto il prefisso “melo” che indicava i vegetali di provenienza lontana, come per esempio il melograno o la melacotogna. Quindi diventò “melo-badinjian” e da lì si arrivò all’attuale “melanzana“, che in latino significava “mela non sana“.

A lungo si pensò che fosse causa di malattie, anche di natura psicologica. Si diceva che facesse venire cattivo umore.

Il buon umore dei siciliani, può smentire questa falsa credenza, visto che molti dei loro piatti più ricercati comprendono questo ortaggio violaceo. Vorrei raccontare due ricette ricche di storia! Le abitudini culinarie sono affascinanti, perchè rivelano la vera natura dell’animo di una popolazione.

Esiste infatti, in Sicilia una connessione profonda, tra gli aromi delle pietanze e le cose, i costumi, l’atmosfera stessa che aleggia tra le mura domestiche.

La caponata di melanzane

Si potrebbe dire un piatto ricco per gente povera, proprio cosi! La Caponata era una pietanza molto in voga nella classe aristocratica siciliana, il nome stesso rivela un ingrediente che il popolo non poteva permettersi, il Capone un pesce dalla carne pregiata. 

Sulle tavole aristocratiche veniva servito con una salsa agrodolce per ammorbidire la carne asciutta del pesce. La melanzana divento l’ingrediente sostitutivo del Capone, dando vita ad una ricetta preparata in tutta l’isola, con le diverse varianti, ne esistono ben 36

La versione palermitana prevede: melanzane, olive verdi o bianche, cipolla, sedano, capperi, salsa di pomodoro, olio, sale, aceto e zucchero, in alcuni casi si aggiunge basilico e mandorle tostate.

Nell’agrigentino agli ingredienti base si aggiungono i peperoni, miele, aglio, peperoncino, pinoli, uvetta secca e la mandorla molto presente sul territorio. Quella catanese si distingue dalle altre caponate per la predominanza della melanzana e del pomodoro, uniti a pinoli e basilico fresco. 

Questo contorno è semplicemente fantastico per accompagnare formaggi di media e lunga stagionatura. Un esempio? Il caciocavallo Ragusano, il Castelmagno, il Bra, vari tipi di pecorino e il Canestrato. 

Ma quale sarà il vino da accompagnamento?

La grande intesa è con i rosati intensi o i vini rossi nelle versioni più giovani, morbide e fruttate. Con le accoppiate regionali, sicuramente da provare l’Etna rosato DOC e se cercate un abbinamento più strutturato il Cerasuolo di Vittoria DOCG, se usciamo fuori dalla Sicilia, potrebbero essere interessanti un Gaglioppo calabrese o un Negroamaro pugliese entrambi nella versione rosè.

Pasta alla Norma

Se avete davanti un piatto di pasta alla Norma, sarete immediatamente inebriati dal profumo del basilico fresco, sotto una pioggia di ricotta salata troverete i maccheroni rigati conditi con abbondante salsa di pomodoro, ma la melanzana fritta è il giusto ingrediente per rendere tutto unico e inequivocabile. 

La lunga tradizione legata a questo piatto, porta con se storie e leggende, per stabilire la provenienza e l’ideazione. Quella più famosa e suggestiva, racconta che lo scrittore e commediografo Nino Martoglio, assaggiando questo squisito primo esclamò: “è ‘na vere Norma!”.

Paragonando la pasta all’opera lirica del conterraneo Vincenzo Belli

La ricetta non è per nulla elaborata, ma il mix dei suoi ingredienti la rende davvero un capolavoro culinario, infatti molti chef sostengono di non voler apportare modifiche o rivisitazioni alla ricetta originale. 

L’abbinamento con il vino, deve essere molto oculato, in quanto sarebbe un sacrilegio alterare o peggio coprire il perfetto equilibrio tra sapori mediterranei, che questo primo offre al palato.

Gusto e abbinamento

Il sapore sapido della ricotta, quello tendenti al dolce del pomodoro, alla leggera untuosità delle melanzane fritte si aggiunge la forte aromaticità del basilico. Un piatto di questo tipo necessita di un vino piuttosto strutturato che non sovrasti questi profumi ma che nemmeno si lasci sovrastare, un vino in grado di dare equilibrio al piatto

Un bianco profumato ma di buona struttura e sapidità come un Etna Bianco Superiore, un rosso leggero, fragrante dalla buona acidità ad esempio un Frappato in purezza, tutto dipende da cosa vorrete esaltare. 

A voi la scelta!

Enjoy

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