C’è molta confusione relativamente al modo di concepire i vini con le bollicine.

Io sono Mr Taste, ed è normale che tutti i miei clienti ed amici mi facciano domande come: “ma il prosecco è uno spumante?” “Esiste il prosecco dell’Etna?” O ancora, “perché questa bottiglia costa così tanto rispetto a quest’altra?”

Occorre dunque fare chiarezza, e la prima cosa da capire è che, qualunque vino abbia al suo interno anidride carbonica (le famose bollicine), ed abbia all’interno della bottiglia una pressione superiore ai 6 BAR, è definito spumante.

Il prosecco, dunque, è solo uno dei vini di tipo spumante.

Lo è anche lo Champagne, il Franciacorta, il Trento e tanti altri. Sono tutti vini spumanti.

La grossa differenza è data da “come” il vino diventa spumante. I due metodi più importanti sono il metodo Charmat (o Martinotti) ed il metodo Classico (o Champenoise).

Il primo, generalmente, è quello utilizzato per produrre il famoso prosecco, e consiste nell’elaborare dei vini, inizialmente fermi (senza cioè bollicine) all’interno di autoclavi nelle quali si aggiunge anidride carbonica.

E’ un processo veloce che dà vita a vini di piacevole beva senza troppe pretese.

Il metodo classico, al contrario, prevede tempi molto più lunghi poiché le bollicine si formano all’interno della bottiglia stessa in modo naturale.

Il metodo classico quindi, per la sua complessità e lunghezza, appartiene a vini di grande pregio.

Come si attua il metodo Classico?

Il processo di produzione degli spumanti attraverso il metodo classico si articola in diverse fasi, ognuna diversa dall’altra.

La prima fase è quella che viene definita ‘couvée’, cioè quella della selezione e del taglio dei vini da utilizzare per la produzione dello spumante (in generale sono utilizzati in gran parte vini bianchi) e possono anche essere di diversa tipologia e miscelati tra loro.

La seconda fase è definita ‘tiraggio’: viene aggiunto al vino base una miscela detta ‘liqueur de tirage’, una miscela di vino, zuccheri e lieviti.

La terza fase è quella dell’imbottigliamento in speciali bottiglie dette ‘champagnotte’, dotate di un particolare tappo. Questo tappo, la “bidule” ha all’interno un cilindretto che serve per raccogliere i sedimenti dei lieviti di scarto del vino.

Il cuore del metodo classico sta nella quarta fase, la ‘presa di spuma’, un processo lungo molti mesi mesi dove gli zuccheri e i lieviti aggiunti in precedenza iniziano a fermentare generando anidride carbonica che, non avendo alcuna via d’uscita, resta intrappolata nel vino generando il cosiddetto ‘perlage’ ossia le bollicine.

Una volta terminata questa fase si passa alla “messa in punta”; le bottiglie vengono capovolte in maniera tale da permettere al tappo bidule di raccogliere le fecce che si sono generate; questo processo è lungo da 1 a 2 mesi e via via le bottiglie vengono girate fino a tornare nella loro naturale posizione.

Quando il vino ha raggiunto le caratteristiche di aromi e sapore prestabilite, avviene la “sboccatura”. La parte superiore delle bottiglie viene congelata, le bottiglie vengono stappate ed i sedimenti raccolti nel tappo bidule vengono eliminati tramite la pressione venutasi a creare.

Il liquido mancante viene ricolmato con la “liquer d’expedition”, miscela segreta e caratteristica di ogni produttore.

E’ il momento della tappatura finale, dell’etichettatura e del periodo di stabilizzazione.

Metodo classico, quindi, significa solitamente qualità alta. La differenza di prezzo è dunque giustificata da un processo produttivo molto lungo ed accurato.

PS: il prosecco dell’Etna non esiste. Esiste lo spumante prodotto sull’Etna; il prosecco è veneto o friulano.

Enjoy

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