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Il vulcano attivo più alto d’Europa. Un terroir unico al mondo per caratteristiche chimice, fisiche, geologiche, in una parola “prezioso”.

Vinificare sull’Etna rappresenta una sfida, ardua, affascinante che sta raggiungendo negli ultimi quindici anni vette di eccellenza riconosciute in tutto il pianeta.

Carricante, Catarratto, Minnella ed altre varietà reliquia sono le uve protagoniste di questa rinascita etnea, con il primo vitigno a fare da capofila assoluto.

Il Carricante è un vitigno autoctono antichissimo dell’Etna, selezionato dai viticoltori di Viagrande. E’ diffuso particolarmente nel versante est (750-950 metri sul livello del mare) della regione etnea dove il Nerello Mascalese difficilmente matura o nei vigneti in miscellanea con lo stesso Nerello Mascalese e con la Minnella bianca.

Entra nella costituzione dell’Etna Bianco (60%) ed Etna Bianco Superiore (80%) a Doc. Come tutti i vitigni autoctoni etnei, é a maturazione tardiva (seconda decade d’ottobre).

Il vitigno Carricante se ben coltivato e opportunamente vinificato, dà origine a grandi vini bianchi d’inaspettata durata (oltre 10 anni), paragonati ai Riesling alsaziani, in cui predominano sensazioni olfattive di mela, zagara, anice, insieme ad un tipico gradevole nerbo acido al gusto che gli conferisce struttura e longevità.

I vigneti ad alberello, centenari, s’intrecciano con il bosco, con i frutteti, con i noccioleti e con essi condividono le nere terrazze e il vitale terreno. Le viti non sono mai regolari. Diverse una dall’altra, attorcigliate al loro palo di castagno, sembrano orgogliose della loro irregolarità: ogni vite ha una sua storia che il viticoltore conosce bene.

Appena versato nel bicchiere, il vino bianco di Carricante mostra la sua natura brillante. Il colore giallo paglierino con accesi riflessi verdi lo conferma. L’odore è intenso, ricco, ampio, fruttato con sentori di fiori di zagara e mela matura, che maturando ricorda molto il miele.

Il suo sapore secco con piacevole acidità e gradevolissima persistenza aromatica dal retrogusto di anice e mandorla, stimola lungamente le papille gustative, e dopo ogni bicchiere il palato è pronto per il prossimo. Il tutto è reso fluido da un alcol contenuto di 11,5-12 gradi al massimo.

I “sentori minerali” percepiti in un vino, possono richiamare gli stessi elementi minerali presenti nel terroir d’origine. Da un terreno di viva matrice geologica, come le sabbie vulcaniche, la mineralità è una componente che certi vini presentano in modo ben definito, spesso sovrastante sulle altre caratteristiche.

Nella zona etnea, la natura del terreno è strettamente legata alla matrice vulcanica. Può essere formato dallo sgretolamento di uno o diversi tipi di lava, di diversa età e da materiali eruttivi recenti quali i lapilli, ceneri e sabbie.

La straordinarietà del vulcano Etna, risiede anche nella sua vicinanza col mare. Le vigne ad est del Mongibello si affacciano sul mare Ionio, e da esso ricevono venti ricchi di salsedine che contribuiscono al profilo aromatico del vino.

Conosco molto bene l’Etna, e fra le oltre 140 cantine disseminate da Nord a Sud Ovest può raccontarti di vignaioli ed esperienza uniche al mondo.

Ti piacerebbe poter partecipare ad una vendemmia fatta a mano e di produrre il mosto come si faceva un tempo, pestando tu stessa l’uva con i piedi in un antico palmento secolare?

Enjoy

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